Mostra collettiva
Alessia Carbone
Agnese Della Guerra
Davide Piazza
Raffaele Politi
A cura di Alessio Collettini
18 aprile - 15 maggio
Opening sabato 18 aprile 17.00 - 21.00
La mostra aderisce alla V edizione della manifestazione Strade dell'arte a Monteverde
Cos’è la danza se non una combinazione di uomo e natura? Se non il corpo e l’azione? Un innesto divino e profano che genera un rigoglioso giardino di corpi. In questo giardino semidei attirano sguardi ammiccanti e giocosi, intrattengono un pubblico convinto d’essere solo scienza e ne sconvolgono l’essenza con una danza metamorfica. Sollevano gli arti in segno di sfida agli dèi e tendono gli stessi agli uomini in segno di partecipazione.
Raffaele Politi mischia sulla tela il grasso dell’olio che anima i suoi fantocci. Ambienta i ricordi di una movenza pacata che segue i ritmi dell’infanzia. I suoi soggetti riecheggiano in uno stato meditativo. Non agiscono: si preparano all’azione. E sembrano approcciarla con un giocoso rito iniziatico – lento, profondo, scaramantico.
Nei pattern minuziosi e nei lineari ornamenti di Agnese Della Guerra si cela un’eredità che si svela nel momento epifanico dell’iconografia. I suoi soggetti ascendono e non si chiedono cos’è il trascendente ma, nel tentativo di raggiungerlo, quale possa essere il proprio destino. Il rito tantrico scandito dallo strascico degli ornamenti, di cui l’uomo è anima naturale, determina quanto in alto può arrivare… e quanto in basso potrà cadere.
Lungo la pendice opposta dei giardini, Davide Piazza affonda le sue radici. Ci mostra la caduta, lo schianto, un peso gravo, il tradimento dell’anima idealistica. Ora il corpo è stanco e reduce dell’azione: mendica riposo. È il prodotto dell’azione: è un oggetto e come tale agisce su sé stesso, esaurendo nella materia la tensione che lo aveva mosso.
Alessia Carbone lavora con l’argilla e con l’embossing, tecnica che le permette di imprimere le sue matrici composite di chicchi di riso su carta immersa in acqua piovana. Riemerge il rilievo di una sedimentazione, il fossile di un compimento in cui è ancora visibile il germe. Un essere in potenza e in atto che traccia la memoria dell’azione, l’impressione di una danza che è stata: eredità indissolubile di un passaggio estemporaneo.
I giardini del corpo si configurano come uno spazio in cui il corpo umano diventa terreno di relazione tra natura, rito e trasformazione. Dall’attesa e preparazione, all’ascesa verso il trascendente, fino alla caduta e alla sedimentazione nella materia. Ma ciò che resta è davvero memoria – o l’inizio di una nuova metamorfosi?
Alessio Collettini


