A cura di Sabrina Spinazzè
4 - 14 aprile 2025
L’incontro con Lucy MacGillis è una delle tante, incredibili connessioni che, negli anni, si sono create partendo dal mio lavoro su Umberto Prencipe. Umberto Prencipe (1879-1962) e Lucy MacGillis (1977): due anime sorelle che a cento anni di distanza lavorano sugli stessi motivi, negli stessi luoghi, e con la medesima intenzionalità poetica. I motivi: il paesaggio isolato, privato della presenza umana; le nature morte; gli interni dello studio. I luoghi: la campagna umbra, con le sue città silenti, e l’isola di Procida. Quando ho visto per la prima volta le opere di MacGillis ho pensato che, ammaliata dai luoghi e dalla pittura di Prencipe, ne stesse, in maniera autonoma e personalissima, ripercorrendo in qualche modo le orme. Al contrario, l’incontro con l’opera di Prencipe è molto recente, e MacGillis il suo mondo poetico lo ha messo a punto da oltre venti anni, da quando, giunta in Italia con una borsa di studio dell’University of Pennsylvania, ha proseguito la sua formazione in Umbria.
Certamente, come Prencipe, ha ben riflettuto sulla lezione di alcuni immensi maestri come Corot, di cui accoglie e sviluppa la ricerca tonale, e Cézanne, evidente in quella sintesi costruttiva delle forme che MacGillis, attraverso l’uso della spatola, declina in termini più marcatamente postcubisti. Tuttavia ciò che realmente unisce - pur nelle diverse caratterizzazioni individuali - in ideale comunione d’intenti la sua opera a quella di Prencipe è soprattutto la capacità di sintonizzarsi con la vera anima del paesaggio umbro e procidano, fermandone le ombre, catturandone il mistero delle luci, inseguendone la magia dei silenzi. Il silenzio: è questo il leitmotiv di tutto il suo lavoro, il filtro che permette di distillare l’aura arcana delle cose e in cui si suggella quell’incantata intesa con ciò che ci circonda, che siano i limoni di Procida aperti su un tavolo o l’interno dello studio in cui lo sguardo spazia oltre la finestra. Una pittura raffinatissima, impostata su una ferma padronanza tecnica e su uno studio profondo dei colori, che MacGillis, come un artista d’altre epoche, crea da sé, mescolando l’olio con i pigmenti puri. Una pittura intimista. Una pittura antica, ma, nella sua anima fondamentalmente classica, assolutamente senza tempo.
Sabrina Spinazzè
A volte vado al sud a dipingere sull'isola di Procida, al largo della costa di Napoli. Il colorato borgo di pescatori ed i crateri vulcanici che creano le sue piccole baie azzurre sono una gioia da dipingere, così diversi da ciò che vedo intorno a me in Umbria, dove vivo da 25 anni. In preparazione di questi viaggi macino colori che in genere non fanno parte della mia tavolozza umbra di terre, come il blu di Ercolano, il verde di Nicosia ed il verde smeraldo. Sono stata attratta da Procida anni fa. Essendo cresciuta nei Berkshires del Massachusetts accanto alla casa di Herman Melville, consapevole di tutte le buone anime che mi circondavano come Edith Wharton e Nathaniel Hawthorne, in qualche modo mi è sembrato giusto dirigermi proprio sull'isola nota per aver ispirato i grandi autori italiani Elsa Morante e Alberto Moravia.
Morante e Moravia hanno soggiornato in un hotel a Procida negli anni '50, Villa Eldorado.
Spesso dipingo lì, nel limoneto dimenticato nel giardino recintato che circonda la villa. Due galli selvatici e una gallina stressata, insieme a diversi gechi pattugliano i giardini. Grandi limoni rotondi di Procida, chiamati Limoni Pane per la loro buccia spessa, cadono a terra con un tonfo e giacciono lì senza essere raccolti.
A Procida c'è anche un giardino nascosto con la vista sul Vesuvio ad est. Mi ci metto al lavoro alle 5:30 del mattino, svegliata dai gabbiani. Dipingendo questi luoghi con il mio cavalletto piazzato accanto al cactus su una scogliera a picco sul mare, spero di trascendere il processo di pittura e condividere con altri l'essenza de luogo.
“Senti. Non mi va di vedere Procida mentre s'allontana, e si confonde, diventa come una cosa grigia... Preferisco fingere che non sia esistita. Perciò, fino al momento che non se ne vede più niente, sarà meglio ch'io non guardi là.”
― Elsa Morante, L'isola di Arturo
Lucy MacGillis
Nata nel 1977 a Pittsfield (USA), dal 2000 Lucy MacGillis vive e dipinge in Italia. Cresciuta nei Berkshires del Massachusetts, studia pittura alla University of Pennsylvania con John Moore. Grazie a una borsa di studio prosegue la sua formazione in Italia frequentando all’International Center for the Arts di Monte Castello di Vibio i corsi tenuti da Nicolas Carone, Ruggero Savinio, Jake Berthot, John Lees, Ying Li e Dan Gustin. Qui inizia a dedicarsi alla pittura di paesaggio, agli interni, alle nature morte, che realizza con colori ad olio da lei creati esplorando le terre naturali. Ha esposto le sue opere presso la Hoadley Gallery a Lenox (MA), la Haus der Kunst a Graz, la Galleria Unu di Todi, la Hugo Galerie di New York, la Axelle Fine Arts Galerie a New York e Boston e la Galleria Ca’d’Oro di Roma, ed è presente in collezioni internazionali pubbliche e private. Insegna pittura in Germania, Austria e negli Stati Uniti. Vive in Umbria insieme a suo figlio in un vecchio casale ristrutturato.
Galleria Prencipe
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Inaugurazione venerdì 4 aprile ore 18-21
La mostra si inserisce all’interno della manifestazione Strade dell’arte a Monteverde. Edizione di primavera

